Banche italiane e tassi negativi. I nomi da monitorare

Ormai i tassi negativi sono (e saranno) la nuova normalità dei mercati. Nella migliore delle ipotesi l’investitore potrà sperare in tassi ai minimi storici. All’interno di questo quadro, quali sono i titoli delle banche italiane da monitorare?

Banche italiane e tassi negativi

La Banca Centrale Europea ha avvisato gli altri istituti di credito. Chiunque di loro voglia parcheggiare i propri capitali nei caveau della BCE dovrà pagare. La strategia nasceva a suo tempo per riuscire a favorire i prestiti a famiglie, privati e aziende. Il tutto a favore di un’inflazione e di un consumo che, però, con il tempo, sono rimasti relativamente fermi. I tassi negativi, però, rappresentano adesso una spesa che le banche italiane potrebbero scaricare sui correntisti. La prima ad avanzare questa ipotesi è stata UniCredit con l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier che nei giorni scorsi ha già confermato l’avvio del progetto. Progetto che diventerà effettivo nel 2020.

Non solo Unicredit

Unicredit (UCG), in realtà, non è la sola che nell’eurozona aveva deciso su questo punto. In Germania altri istituti, in realtà piuttosto piccoli, avevano preso iniziative simili già nei giorni scorsi. Deutsche Bank  e Commerzbank, invece,potrebbero essere le prime di grandi dimensioni.

Nel mirino delle banche sarebbero i conti correnti superiori ai 100mila euro. Nello specifico la parte interessata  dai tassi negativi sarebbe proprio quella oltre il livello cosiddetto “garantito dalla BCE”. Ovvero quello i 100mila euro, appunto.

Le conseguenze

Come è facile pensare, le conseguenze dei tassi negativi da parte delle banche sui correntisti saranno immediate. La strategia che la maggior parte dei risparmiatori adotterà si baserà sulla semplice chiusura del conto corrente. Step successivo: la scelta di quello che offrirà migliori condizioni. Va da sé che, partendo da questo atteggiamento, si scatenerà una vera e propria guerra alle offerte speciale e ai prezzi concorrenziali da parte degli istituti di credito. Una guerra che nasce  sullo sfondo di uno scenario caratterizzato da interessi e rendimenti medi che non vanno oltre lo 0,37 %, come ricordano da Banca Akros.

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