Banche centrali: le previsioni degli analisti sui meeting

Situazione complessa sui mercati. Soprattutto nella settimana delle banche centrali. Ecco le attese degli analisti.

Settimana di banche centrali. Le previsioni degli analisti

Tutti guardano alle prossime decisioni delle banche centrali, decisioni che avranno una forte eco sui mercati, sebbene la direzione che verrà presa sia abbastanza chiara. Abbastanza, non certa. Il motivo è ancora all’interno della Casa Bianca. Il presidente Usa Donald Trump ha continuato a chiedere a gran voce un abbassamento del costo del denaro. Non solo, ma ha continuato a criticare le decisioni fin qui prese dalla banca centrale Usa. Un taglio dei tassi, per quanto auspicato dai mercati e già fatto intendere da molti rappresentanti della Fed stessa, potrebbe non arrivare già dalla prossima riunione, prevista tra domani e dopodomani. Quasi certamente, a questo punto, ci sarebbe lo scenario di luglio, statisticamente più concreto e “fattibile”. Se non altro perché, altra zavorra per la Fed, tra qualche giorno si aprirà il meeting dei G20 in Giappone, incontro durante il quale Usa e Cina dovrebbero tornare a parlarsi.

Le questioni politiche

Un taglio dei tassi adesso potrebbe essere un’ammissione di debolezza economica di fronte al nemico nella sempre più lunga guerra commerciale. Anche per questo motivo le percentuali per una revisione del costo del denaro sono esponenzialmente a favore del mese di luglio (oltre l’88% pensa a una prima limatura di un quarto di punto). Non solo, ma la banca Usa, qualora le proiezioni dovessero confermare un rallentamento, potrebbe ricominciare a rivedere al ribasso le future strategie sul costo del dollaro.

Banche centrali. Non solo Fed

Ma non solo Fed in questi giorni. Infatti l’altra grande protagonista è la Bank of England, con un Regno Unito che  ancora alla ricerca del successore di Theresa May. Al momento il favorito sarebbe Boris Johnson. Restando in Europa, l’attesa è per la Bce. Ma non per una riunione di politica monetaria, bensì per capire chi, ad ottobre, prenderà il posto dell’italiano che, con ogni probabilità, rimarrà il primo governatore Bce a non aver mai alzato il costo del denaro. Infatti durante l’ultima conferenza stampa, Draghi ha corretto la famosa guidance con tassi fermi fino alla fine del 2019, ovvero oltre la scadenza del suo mandato. A novembre del 2011 erano all’1,50%, ora sono praticamente a 0. Ma la partita per la poltrona di Francoforte deve essere necessariamente inquadrata all’interno di una più vasta scacchiera all’interno del Vecchio Continente. Anche perché da allora gli interlocutori di Draghi sono cambiati ovunque.

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