Banca Monte dei Paschi di Siena ha un prezzo pari allo 0,20 del suo valore contabile, cosa può indicare questo rapporto così insolito?

Generalmente il valore contabile del capitale di una società corrisponde ad un valore non superiore a quello effettivamente recuperabile ad una certa data (chiusura di esercizio). Questo valore viene calcolato in base alle regole ed i principi contabili come differenza tra le attività e le passività a bilancio in quella data.

Ci sono delle condizioni da osservare per ottenere un valore contabile attendibile. E’ necessario per esempio che chi redige il bilancio, incorpori in esso, in modo fedele e trasparente tutte le informazioni in suo possesso a quella data in base alle regole contabili.

Il prezzo invece è il valore espresso dal mercato. Esso è come risultato di tutte le transazioni e gli scambi che avvengono per le azioni di quella determinata società. Esso è quindi il risultato di tutte le valutazioni e le stime di valore di quella società fatte da gestori, traders, analisti finanziari, investitori e così via.

In teoria il prezzo dovrebbe coincidere con il valore contabile. Oggi, nella maggior parte dei casi, il prezzo è spesso un multiplo del valore contabile. Questo è dovuto al fatto che diversi elementi che costituiscono il valore di quella società, non vengono riconosciuti a bilancio perché ciò non è richiesto o addirittura è espressamente vietato dalle regole contabili.

Alcune di queste fonti di valore possono essere, ad esempio dei fabbricati che pur essendo totalmente ammortizzati secondo le regole contabili, hanno accresciuto il loro valore di mercato. In altri casi possono essere partecipazioni in società non quotate, o il marchio, oppure la fidelizzazione dei clienti, etc.

Banca Monte dei Paschi di Siena ha un prezzo pari allo 0,20 del suo valore contabile, cosa può indicare questo rapporto così insolito? Prezzo inferiore al valore contabile, quale ipotesi ipotesi plausibile?

Talvolta il prezzo può oscillare anche di molto al di sotto del valore contabile. Questo può succedere durante momenti di irrazionalità o panico sui mercati. In altre situazioni potrebbe essere dovuto al fatto che gli operatori di mercato vengono a conoscenza di informazioni che non esistevano o non erano note alla data di redazione del bilancio.

Ma escluse poche eccezioni, di norma, il prezzo non dovrebbe essere molto inferiore al valore contabile per un periodo troppo prolungato. Se questo avviene, l’analista dovrebbe porsi alcune domande di base. Infatti, i principi contabili sono generalmente orientati alla prudenza e per loro natura sono di gran lunga più conservativi rispetto alle valutazioni dei mercati.

L’orientamento prudenziale delle regole contabili trova una delle sue massime espressioni pratiche nello IAS (International Accounting Standard) 36.

In base allo IAS 36, quando il valore recuperabile di un’attività è inferiore al suo valore contabile, quest’ultimo deve essere ridotto al valore recuperabile. Il valore recuperabile viene stimato in diversi modi tra cui anche l’impairment test. Ricordiamo inoltre che lo IAS 36 è obbligatorio per tutte le società quotate in Borsa, in base al decreto legislativo n. 38 del 2005.

Da quanto sopra, risulta evidente che il valore contabile di una società, rappresenta il valore più conservativo possibile in base alle informazioni disponibili alla data di redazione del bilancio.

Da diversi mesi quindi, Banca Monte dei Paschi di Siena ha un prezzo pari allo 0,20 del suo valore contabile, cosa può indicare questo rapporto così insolito?

Se i valore contabile rappresenta il valore più conservativo possibile, ne consegue che il prezzo in Borsa della società, salvo casi eccezionali, dovrebbe essere almeno uguale o superiore a quello contabile.

In questo caso invece da diversi anni, il prezzo si aggira addirittura attorno allo 0,20 del valore contabile.

In pratica c’è un enorme differenza verso il basso tra il valore di bilancio ed il prezzo di mercato. Questa differenza dura ormai da diversi anni.

A nostro avviso questo forte scollamento all’ingiù tra prezzo e valore contabile potrebbe essere causato da differenze di stima difficilmente conciliabili tra loro. Da un lato ci sono coloro che redigono il bilancio e coloro che sono tenuti a controllare ed ad asseverarlo. Mentre dall’altro c’è il mercato con i suoi operatori, analisti, investitori, traders, etc.

Per stabilire quale di queste posizioni sia più accurata, sarebbe necessario poter accedere agli atti ed ai documenti contabili della società. Fare quindi, un enorme sforzo di revisione contabile. Questo però esula dall’obbiettivo di questo articolo.

Una cosa è però certa. Qualora il valore recuperabile della società fosse più coerente con l’attuale valore contabile, allora il mercato dovrà presto o tardi correggersi. In questo caso il prezzo di questa società potrebbe crescere anche del 500% in pochi giorni, al fine di riportare il rapporto prezzo/libro almeno vicino alla parità.

Se invece fosse più corretta la stima degli operatori di mercato, beh allora il prezzo è già allineato al valore recuperabile. In quest’ultimo caso forse bisognerà rivedere i criteri di calcolo del valore contabile. Questo a partire dall’impairment test, al fine di allineare il valore contabile a quello recuperabile.

Una terza ipotesi potrebbe essere che il valore recuperabile si trovi in qualche punto a metà strada tra l’attuale valore contabile ed il prezzo. In questo caso, restano validi entrambi i commenti qui sopra relativi ad un possibile aggiustamento di prezzo ed ad una revisione dei criteri di calcolo del valore contabile.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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