Azioni da comprare e vendere con la guerra dei dazi

Dopo lo shock d’apertura con il ritorno della guerra dei dazi le borse si stanno riprendendo. Occhio alle azioni: quali comprare e vendere con il ritorno inatteso della guerra dei dazi?

La situazione e le azioni da comprare e vendere

Nessuno se lo aspettava. O per lo meno nessuno aveva pensato che il presidente Usa Donald Trump potesse tornare a minacciare nuovi dazi sulla Cina in così breve tempo. Per questo motivo le borse hanno aperto immediatamente in calo. Prima fra tutte Piazza Affari che ha visto un avvio al di sotto del 2% mentre il campo delle azioni in territorio positivo era completamente deserto. Man mano però che il tempo è passato, si è visto il panico calmarsi mentre qualche titolo è riuscito a migliorare. Poco dopo le 11.30 ora italiane, infatti, Amplifon, Terna e Italgas sono riuscite a conquistare un seppur minimo segno positivo. Dimostrazione, questa, che il settore difensivo per eccellenza, quello delle utility, è sempre un’ancora di salvezza. Non solo. Ma guardando a chi sta si sta scottando con il ritorno delle tensioni commerciali, si scoprono nomi come STM, FCA, CNH e Pirelli. In altre parole tutti titoli industriali particolarmente esposti agli Usa e al settore dei semiconduttori, da sempre punti deboli in frangenti come questi.

Cosa sta succedendo?

La spiegazione non è altro che quanto fatto da Trump nelle ore precedenti l’apertura delle borse europee. La dichiarazione-bomba  stata quella di voler ripristinare i dazi del del 10% su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi già dal 1 settembre. Ma l’inquilino della Casa Bianca si è spinto anche oltre: quel 10%, infatti, potrebbe diventare anche il 25%, lo stesso livello già presente su altri 250 miliardi di merci made in China. Alla base di questa decisione, una lentezza da parte della delegazione cinese, nonostante il ritorno al tavolo dei negoziati. E ancora: sempre Pechino, stando a quanto dichiarato da Washington, sarebbe colpevole di non aver mantenuto le promesse fatte riguardanti gli acquisti di prodotti agricoli dagli Usa. Un tasto dolente sul quale Trump ha spesso premuto, spinto anche, e soprattutto, dal fatto che gli agricoltori statunitensi sono una fetta importante del suo elettorato.

Così come anche gli operai del midwest che a suo tempo furono determinanti per la sua elezione.

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