Attenzione se si sono avuti contatti con questi istituti finanziari tra il 2003 e il 2017

Un focus per capire perché fare attenzione se si sono avuti contatti con questi istituti finanziari tra il 2003 e il 2017. Con un provvedimento, reso noto il 9 gennaio 2019, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha emesso una condanna contro le principali società finanziarie collegate alle case automobilistiche. Il fatto che sta dietro alla maxi multa inflitta di 678 milioni di euro è il seguente. Vale a dire un cartello dal 2003 al 2017 volto a falsare il mercato dei prestiti finanziari, connessi all’acquisto di automobili.

Quali danni per i consumatori

Vediamo quindi ora di capire cosa significa fare attenzione se si sono avuto contatti con questi istituti finanziari tra il 2003 e il 2017. L’esistenza di questi accordi, tra le società di finanziamento, ha prodotto un evidente danno in capo a chi, in tale arco di tempo, ha acceso un finanziamento per l’acquisto di un auto. I soggetti direttamente coinvolti sono coloro che hanno fatto un contratto di leasing o hanno sottoscritto un acquisto, servendosi di altre formule contrattuali. In assenza di tale cartello quindi, gli acquirenti avrebbero potuto sottoscrivere contratti a condizioni più favorevoli di quanto è, nei fatti, accaduto. Vediamo quindi quali sono le società direttamente interessate.

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Le società finanziarie

Scorrendo la pronuncia dell’Autorità Garante per la concorrenza e il mercato, queste sono le società interessate in prima battuta. Banque PSA Finance S.A., Banca PSA Italia S.p.A., BMW Bank GmbH, FCA Bank S.p.A., FCE Bank Plc., General Motor Financial Italia S.p.A. (ora Opel Finance S.p.A.), RCI Banque S.A., Toyota Financial Services Plc., Volkswagen Bank GmbH. Nonché le associazioni Assofin ed Assilea.

L’intesa

L’accordo intercorso ha posto in essere un’intesa continuata nel tempo restrittiva della concorrenza. Sono così state distorte le dinamiche concorrenziali delle vendite nel comparto automobilistico. Per tali comportamenti, sono state considerate responsabili anche le società finanziarie: Banque PSA Finance S.A e Santander Consumer Bank S.p.A. per Banca PSA Italia S.p.A. (per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 e il 3 aprile 2017).
A seguire anche: BMW AG per BMW Bank GmbH, FCA Italy S.p.A., e CA Consumer Finance S.A. per FCA Bank S.p.A. (per il periodo compreso tra il 28.12.2006 e il 3.4.2017). Ma anche Ford Motor Company per FCE Bank Plc, General Motors Company per General Motor Financial Italia S.p.A. ora Opel Finance S.p.A. (per il periodo compreso tra il 1.4.2013 e il 20.3.2015). Inoltre anche: Renault S.A. per i comportamenti di RCI Banque S.A, Toyota Motor
Corporation per Toyota Financial Services Plc., Volkswagen AG per Volkswagen Bank GmbH.

La contromossa delle associazioni contro le società finanziarie

Ecco perché bisogna fare attenzione se si sono avuti contatti con questi istituti finanziari tra il 2003 e il 2017. La maxi operazione che ha coinvolto circa 26 società finanziarie e che ha messo sul piede di guerre le varie associazioni a difesa dei diritti dei consumatori. In primis Altroconsumo che ha lanciato una campagna dal titolo “Interessi gonfiati”, volta alla promozione di una class action, o azione collettiva risarcitoria per riavere indietro gli interessi indebiti pagati. Ma anche altre associazioni si sono mosse, nonostante la sopraggiunta sospensione delle multe da parte del Tar. Stando infatti al “Codacons”, la sospensione momentanea delle multe non cancellerebbe il diritto degli utenti a ottenere il rimborso per i danni economici subìti. Iniziative parallele anche da parte di “Unione dei consumatori”.

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