Attenzione, perché la banca può comportarsi così nei confronti degli eredi di un correntista in queste situazioni

Alla morte di un proprio caro, oltre al dolore da affrontare, sorgono, in capo agli eredi, molte incombenze burocratiche da affrontare. Tra queste, chiudere conti, riscuotere somme, chiudere eventuali situazioni di debito del de cuius, e così via. Ma cosa fare se il de cuius era titolare di valori mobiliari presso una banca? Non tutti sanno che la banca, senza questo documento non può rilasciare alcunché agli eredi. Attenzione, quindi, perché la banca può comportarsi così nei confronti degli eredi di un correntista in queste situazioni

Ebbene stiamo parlando della dichiarazione di successione. La banca, infatti, non può corrispondere i titoli agli eredi senza la dichiarazione di successione, e nelle more neanche gli interessi. Ciò è previsto dall’art. 48 co.4 del Decreto Legislativo n. 346/90, in materia di imposte e successioni. Lo ha precisato, inoltre, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9670 del 13 aprile 2021.

La norma, in particolare, dispone il divieto per l’istituto di corrispondere i valori mobiliari appartenenti al defunto, prima del deposito della dichiarazione di successione. Anche dopo il termine di 5 anni.

Ecco la controversia giuridica sulla quale è intervenuta la Cassazione

La Legge impone agli istituti di credito il divieto di versare le somme agli eredi, senza la prova del deposito della dichiarazione di successione. Pena una sanzione amministrativa per la banca, variabile dal 100% al 200% dell’imposta dovuta. Pertanto il credito degli eredi, fintanto che manchi tale documento, è inesigibile ed improduttivo di interessi.

La Cassazione è stata chiamata in ordine alla seguente vicenda. Una banca viene citata dall’erede di correntista. In particolare, questi chiedeva la condanna dell’istituto al risarcimento del danno per mancata corresponsione degli interessi su una somma di oltre 900.000 euro. La somma era il controvalore dei titoli azionari della defunta.

La banca aveva lasciato l’importo in giacenza su un conto transitorio ed infruttifero, nel periodo tra l’apertura della successione e la consegna della relativa dichiarazione. Avvenuta, quest’ultima, ben 10 anni dopo. Il giudice di prime cure aveva dato ragione all’erede del correntista. Ma il giudice della Corte d’Appello, capovolgeva l’esito del primo grado.

Attenzione, perché la banca può comportarsi così nei confronti degli eredi di un correntista in queste situazioni

La Cassazione, sulla base della Legge in materia di imposte e successioni che impone l’obbligo suddetto, ha ritenuto legittimo il comportamento dell’istituto. Tale divieto è quindi espresso in una norma imperativa. Pertanto il credito, finché non si è fornita la dichiarazione è inesigibile così come lo sono gli interessi.

Gli interessi non sono dovuti, proprio perché il comportamento della banca risponde ad un dettato normativo. Pertanto chiunque si trovi in questa situazione, farà bene a dare prova della dichiarazione di successione, se non vuol perdere tempo e denaro.

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