Attenzione agli accertamenti fiscali retroattivi oltre 10 anni

Fino a quanto tempo indietro possono andare i controlli de Fisco sui contribuenti e sulla contabilità? Inoltre, alla scadenza di tale termine si è totalmente esonerati da eventuali altri controlli? Il comitato tecnico di ProiezionidiBorsa intende illustrate ai propri lettori alcuni casi particolari di accertamento oltre il limite di tempo consueto. Ecco quando si deve porre  attenzione agli accertamenti fiscali retroattivi oltre 10 anni.

Quali documenti fiscali si devono conservare e per quanto tempo

Esistono dei tempi indicativi che riguardano la retroattività degli accertamenti fiscali. Questo significa che il Fisco ha diversi anni per poter effettuare i propri controlli relativamente alla buona condotta dei contribuenti. Non ci sono delle scadenze uguali per tutti i documenti, ma il limite di tempo varia in relazione al tipo di documentazione fiscale di interesse. Un approfondimento su date, scadenze e prescrizioni è consultabile qui.

Per quanto riguarda la contabilità che tiene ciascun imprenditore, professionista o lavoratore autonomo, la normativa impone la conservazione dei documenti fino alla definizione degli accertamenti. Che significa questo? Molto spesso si ritiene che i controlli fiscali non possano andare oltre il limite di 10 anni indietro nel tempo. Questa credenza, però, potrebbe non corrispondere a verità. In tal caso, il titolare di Partita Iva che non conserva più tale documentazione, potrebbe correre dei rischi in merito alla sua mancanza.

Attenzione agli accertamenti fiscali retroattivi oltre 10 anni: come funziona per le scritture contabili obbligatorie?

Particolare cura da parte dell’interessato meritano le scritture contabili obbligatorie. La loro conservazione diventa obbligatoria tanto dal punto di vista fiscale quanto da quello civile. Queste rappresentano una fonte di prova importante sul piano civile. Sul piano fiscale, invece, sono importanti per la verifica sulle imposte.

Dal momento che l’importanza di tali documenti riguarda molteplici aspetti, cerchiamo di capire perché potrebbe correre l’obbligo di conservazione oltre i 10 anni. Qui la linea di demarcazione diventa assai sottile ed impone una riflessione accurata.

Secondo quanto stabilisce l’art. 2220 del Codice civile, le scritture contabili si conservano per un periodo di 10 anni dalla loro registrazione. Il termine è identico anche per le fatture, i telegrammi e le lettere. Sul piano fiscale, però, la normativa impone altri termini. Difatti, in questo caso si ritiene utile conservare la documentazione fiscale fino al 31 dicembre del 4° anno successivo alla dichiarazione.

Attenzione a quanto stabilisce il Fisco in base alla Legge

Sebbene all’apparenza il tempo si riduca sul piano fiscale, in realtà non è così. Infatti, l’art. 22, comma 2, del D.P.R. 600/73 impone che: le scritture contabili obbligatorie si debbano conservare fino alla scadenza del termine favorevole al Fisco per compiere l’accertamento. Questo significa che nei casi in cui si protragga la fase di verifica, il termine decennale può non ritenersi più valido e subire una dilatazione temporale. In buona sostanza, se il Fisco ritiene che sia necessario un termine superiore a quello decennale, il contribuente dovrà rispettare la norma. In questi casi, allora, è sempre bene fare molta attenzione agli accertamenti fiscali retroattivi oltre 10 anni. Ciò nell’interesse fiscale del contribuente sul quale potrebbero ricadere delle pesanti conseguenze in caso di mancata presentazione dei documenti.

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