Argentina: crollano borsa (-32.5%) e peso

 Non c’è pace per l’Argentina.

Oggi un crollo verticale dell’indice Merval del 32,50% riapre le porte del baratro per il pase sudamericano.

Al clamoroso e distruttivo crollo della borsa si è aggiunto come ovvio anche quello del peso.

Grandi preoccupazioni si instaurano dunque sulle sorti finanziarie dell’Argentina.

I precedenti dalle parti di Buenos Aires non sono per nulla incoraggianti.

Allo stesso tempo il contagio per ora risulta limitato sui mercati, già di per sé in fase depressa, forse perché non vi è vera sorpresa…

Pesa il KO del Presidente Macri alle elezioni

Il sentiment è precipitato dopo che le primarie presidenziali, che si sono svolte domenica, hanno prodotto una netta sconfittada parte  del presidente in carica, il liberale Mauricio Macri.

Vincitore è risultato il candidato “peronista”Alberto Fernandez decisamente favorito nella corsa alla Casa Rosada di Buenos Aires.

La reazione dei mercati è stata immediata e decisamente molto peggio di quanto ci si poteva attendere, la borsa che ha aperto già a -9% ha poi più che triplicato le perdite.
E anche il peso argentino “fa brutto” e perde fino al 23 per cento sul dollaro

Volatilità alle stelle sul Merval

L’indice Merval al Buenos Aires Stock Exchange aveva chiuso la scorsa ottava in rialzo di circa l’8% confidando nel successo di Macri alle primarie.

In una seduta sono stati cancellati interamente i guadagni realizzati da inizio anno e si è mangiato quasi tutto l’utile accumulato in 12 mesi precedenti e  molto positivi.

Una sola seduta è bastata per bruciare tutto. Incredibile!

Ora chissà per quanto tempo la volatilità sulla borsa Argentina resterà ad altissimi livelli.
Meglio decisamente stare alla larga.

Le paure dei mercati

I motivi che terrorizzano gli operatori sui mercati sono due.

  • genericamente l’instabilità politica.

Se gli argentini manderanno a casa Macri il suo piano di riforme liberiste resterà incompiuto.

E fin qui non sarebbe nulla visto le pulsioni nazionaliste che sorgono un po’ ovunque.

Il vero problema sta che, guarda caso, su queste riforme era fondato un accordo col Fondo Monetario Internazionale.
Proprio questo piano finanziario aveva rimesso in carreggiata sia il peso che la Borsa locale. “Pum” tutto in fumo!

  • Su questo voto si innestano le solite paure dell’establishment sul fatto che le politiche “peroniste” possano risultare una versione spinta in salsa sudamericana del sovranismo.

Politiche spesso rivolte a tutela della massa che chissà perché non piacciono ai grandi gruppi finanziari che reggono o meno i mercati.
Poi, stando più sul terra terra, discutibile risulta la scelta di Fernandez di porre come propria candidata alla vice presidenza  Cristina Fernandez de Kirchner, ex presidente della repubblica e già condannata per corruzione.

Insomma un bel FUORI dal mercato è il consiglio migliore per evitare guai.

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