App Immuni, ha funzionato? Scopriamolo insieme

App Immuni, ha funzionato?

L’app per il tracciamento dei contatti digitale per la prevenzione e il contrasto al Covid-19 è stata al centro di forti polemiche al tempo del suo primo rilascio al pubblico. Ad oggi invece se ne sente parlare sempre meno, anzi quasi per nulla. Ma è stato un successo, o un flop? Ha davvero aiutato a prevenire l’avanzata del virus? E la privacy è stata intaccata come dicevano i suoi detrattori o no?
Scopriamo insieme se l’app Immuni ha funzionato in questi mesi.

La privacy

Costruita con un framework GApple (Google+Apple), Immuni è dal punto di vista del cittadino un’app poco ingombrante. Ha un impatto minimo sulla batteria ed è in grado di comunicare senza problemi tra diversi sistemi operativi, Android e iOS. Inoltre grazie alla sua programmazione attenta la privacy dell’utente finale è salva. I dati dell’app infatti vengono utilizzati solo ed esclusivamente dal Ministero della salute e solo il minimo necessario per verificare le esposizioni al virus.
E’ pertanto un’app che insieme protegge la privacy e anche la salute del cittadino.

Il funzionamento

Se Caio e Sempronio si incontrano e hanno entrambi l’app sul loro cellulare e il bluetooth attivo, i due cellulari comunicheranno il loro ID al server del Ministero, registrando l’interazione.

A questo punto, il solo ID non identifica una persona fisica, ma solo il suo cellulare. Se in seguito Sempronio risulterà positivo al Covid-19 potrà comunicare i suoi dati al Ministero, che provvederà ad avvertire Caio del pericolo incorso. In questo modo i dati di entrambi sono tutelati e anche la loro salute.

App Immuni, ha funzionato?

È chiaro che da sola quest’app non può fermare l’intera emergenza sanitaria. Però sarebbe stato uno strumento utile al fine di prevenire la nascita di nuovi focolai, sopratutto a seguito delle riaperture dopo giugno e delle vacanze estive. Purtroppo solo 4,5 milioni di italiani, su 60 che siamo, ha scaricato l’app. In questi mesi appena 100 persone sono state avvisate di essere entrate a contatto con un potenziale rischio di infezione. 

Si è rivelata dunque  un’arma che sarebbe stata utile, ma con la punta fin troppo smussata.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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