Antitrust: 6 nazioni europee usano le risorse UE per far concorrenza sleale all’Italia

Si è tenuta a Roma la presentazione della Prima relazione annuale dell’Antitrust, presieduta da Roberto Rustichelli. Il focus, molto atteso, ha riguardato ancora una volta vari temi davvero ‘bollenti’. Tra cui quello della concorrenza sleale intra europea e le sue evidenti disparità. Ecco i passaggi chiave su questo tema, raccolti dalla Redazione Attualità di ProiezionidiBorsa.

Dove finiscono i profitti di chi produce il nostro aperitivo

Ci sarebbe voluta una diretta in prima serata dei numeri elencati da Rustichelli, a vantaggio di tutti gli italiani. Come quella che ha inquadrato gli applausi in piedi all’assemblea di Confindustria per il premier Draghi che non alzerà le tasse. Perché tutti i cittadini avrebbero capito bene perché certe aziende non pagano le tasse come noi. Accade quando acquistiamo un telefono cellulare, un hamburger, un’auto. Ma anche quando compriamo un maglione o beviamo un aperitivo. L’Agenzia governativa già nel luglio 2019 aveva tuonato contro la concorrenza fiscale sleale tra Stati membri. Ma ora torna alla carica. Stiamo vivendo un grande scippo, uno dei più gravi in fatto di distorsione economica. Il dumping fiscale permesso ad alcuni Paesi, li ha fatti diventare delle piccole ‘Montecarlo’. La situazione, durante la pandemia, non è migliorata. La fuga delle imprese italiane nei paradisi fiscali, sui quali sventola la bandiera dell’euro, è aumentata.

Se ne vanno da qui oltre 27 miliardi all’anno di profitti (e relative tassazioni)

Leggendo i dati disponibili sino ad oggi, sono 27 i miliardi realizzati nel 2018 in Italia dalle multinazionali e spostati nei paradisi fiscali europei. Dunque le nostre imprese hanno pagato tutte le tasse. Quelle scappate nei paradisi fiscali europei, no. Gli industriali di Confindustria ringraziano per le stime economiche positive per il 2021-22, ma sono lo stesso furiosi. Fra l’altro, appena si passa il confine, sono in buona compagnia. Ammontano a 40 miliardi di euro i profitti spariti dalla Francia.

I sei paradisi fiscali europei

Antitrust: 6 nazioni europee usano le risorse UE per far concorrenza sleale all’Italia. Infatti, sono ben 71 i miliardi di euro quelli sottratti alla tassazione in Germania, finiti altrove. I soldi vanno a finire solo e sempre in questi sei Stati: Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Belgio, Cipro e Malta. Dunque il resto d’Europa è la principale vittima dell’elusione. Le grandi società oggi sottraggono alla tassazione nel Vecchio Continente il 35% degli utili. Questo dato scende invece al 25% se esaminiamo l’esito della stessa manovra condotta in USA.

Antitrust: 6 nazioni europee usano le risorse UE per far concorrenza sleale all’Italia

Questo ‘fuoco amico’ contro il Ministro delle Finanze Daniele Franco è in realtà a doppia canna. Va incluso il dumping contributivo e delle tutele del lavoro a cura di alcuni Paesi dell’Est. Si tratta di un fatto molto grave. In quanto, per creare la maxi evasione fiscale, vengono utilizzati contributi europei. Ma galoppa anche la delocalizzazione a scapito di altri Paesi membri. L’Italia ovviamente è uno dei Paesi più colpiti da questa competizione sleale. Ma non è finita qui.

Per non farci mancare niente, scopriamo che le multinazionali utilizzano gratis le nostre infrastrutture e i servizi. Trasportano merci sulle strade pagate dai cittadini italiani. Ma senza metterci un euro. Le strade le paghiamo noi, così pure le crisi degli istituti bancari e finanziari. Le big li usano per spostare i profitti nei 6 paradisi fiscali europei. Il persistere di tali fenomeni e la noncuranza generale certo stupisce. L’ultimo vertice G20 si è concluso con un patto all’acqua di rose. Con l’introduzione di una global minimum tax al 15%. Fra l’altro, sarà pure difficile applicarla in modo uniforme. Le multinazionali, infine, non trasformano i profitti maturati. Non diventano investimenti, lavoro, occupazione o produttività. Diventano solo lauti dividendi agli azionisti.

Le armi a disposizione dell’Italia

Come potremo costruire una Europa più forte, coesa e solidale come piacerebbe a Draghi, con questa piaga da guarire, è un mistero. La partita della concorrenza fiscale e contributiva sleale, sottolinea Rustichelli, deve ancora entrare nel vivo. Le armi a disposizione per combattere questo fenomeno sono molto poche. Mentre le lobby che manovrano perché non si faccia nulla, sono molte. Bloccare l’emissione di azioni a voto plurimo per le società quotate ha un solo effetto. Significa fare in modo che molte imprese non scelgano di eleggere sede in Italia, ma vadano sempre di più a insediarsi in Paesi dove questi vincoli non ci sono. Inutile stupirsi poi, dell’enorme peso del debito pubblico italiano, che a proposito ha raggiunto, a luglio 2021, la cifra di 2.726 miliardi pari a circa il 160% del PIL.

Consigliati per te