Andare in pensione 3 anni prima rispetto all’assegno di vecchiaia INPS

Le pensioni anticipate e l’uscita dal mondo del lavoro con qualche anno in meno, diventano una possibilità concreta per molti lavoratori che hanno accumulato contributi. In attesa di novità dalla prossima Riforma, vediamo quali sono le opportunità per andare in pensione 3 anni prima rispetto all’assegno di vecchiaia INPS. I Tecnici di ProiezionidiBorsa vi illustrano le principali soluzioni previdenziali attualmente valide.

Cosa prevede la normativa attuale circa il pensionamento in anticipo

Attualmente la normativa prevede che si accede alla pensione di vecchiaia con al raggiungimento del 67° anno di età ed almeno 20 anni di contributi effettivi. Ciò significa che alla formazione del montante non concorrono anche i contributi figurativi. A questo requisito, valido nella generalità casistica, è possibile cambiare l’età di uscita ed andare in pensione 3 anni prima rispetto all’assegno di vecchiaia INPS. Come? Ebbene, le soluzioni che si offrono al lavoratore sono molteplici e tutte puntano sul perfezionamento del requisito contributivo.

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Un aspetto che si deve considerare relativamente all’uscita anticipata dal mondo del lavoro riguarda il D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011. Secondo la normativa, infatti, coloro che hanno iniziato a lavorare successivamente al 1° gennaio 1996, possono beneficiare del solo metodo contributivo sul computo dei contributi. Chi, invece, ha iniziato a lavorare prima di tale data, rientra nel sistema retributivo o misto. Per il primo caso, quindi, la pensione si calcola sulla base dei soli contributi accumulati in relazione alla percentuale di rivalutazione annua. In questi casi, dunque, è possibile andare in pensione 3 anni prima rispetto all’assegno di vecchiaia INPS. Questo significa che con 20 anni di contributi e 64 anni di età, si può già uscire dalla dimensione lavorativa. Ciò solo se l’assegno di pensione supera di 2,8 volte il  valore dell’assegno sociale che nel 2020 corrisponde a 459,83 euro.

Le varie soluzioni per andare in pensione 3 anni prima rispetto all’assegno di vecchiaia INPS

Fatte queste premesse, vediamo che una prima nota riguarda i lavoratori precoci. Questi ultimi, dal momento che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi, possono ottenere il pensionamento anticipato se rispettano alcuni requisiti. Difatti, per loro è sufficiente il possesso di 41 anni di contributi per andare in pensione indipendentemente dall’età. Tuttavia, il versamento della quota di contributi deve osservare alcune limitazioni come è possibile leggere qui.

Altre soluzioni che si offrono al contribuente che vuole andare in pensione 3 anni prima sono: Quota 100, Opzione Donna, RITA, APE sociale e l’isopensione.

Per quanto riguarda Quota 100, questa sappiamo che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2021. In questo caso si può andare in pensione con 38 anni di contributi e a partire da 62 anni di età.

Le varie opzioni

L’Opzione Donna, come indica il termine, si riferisce esclusivamente alle lavoratrici e permette l’uscita anticipata dal mondo del lavoro. Per l’esattezza a partire da 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome. Attenzione, però a fare bene i conti sull’assegno mensile. In questo caso, infatti, ci potrebbero essere delle riduzioni che oscillano tra il 25 e il 30%.

Con l’acronimo RITA, ci si riferisce alla Rendita Integrativa Temporanea Anticipata che si riserva agli iscritti al fondo previdenziale complementare. In tal caso, i requisiti richiedono: 62 anni di età con almeno 20 anni di contributi e dichiarazione di cessazione del rapporto di lavoro; oppure, stato di disoccupazione da almeno 24 mesi per lavoratori di età non inferiore a 57 anni.

Con l’APE sociale, invece, si accede ad un prestito da parte dell’INPS fino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. In tal caso, i lavoratori che possono presentare domanda sono quelli di almeno 63 anni di età con 30 anni di contributi. Questa formula sarà valida fino alla fine del 2020.

Da ultimo, abbiamo l’isopensione che si rivolge ai lavoratori esodati che provengono da aziende private. In questo caso l’uscita anticipata è il frutto di un accordo siglato tra le parti che offre uno scivolo di almeno 7 anni per uscire in anticipo dal mondo del lavoro.

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