Ancora scontri sul tetto del mondo

Ancora scontri  sul tetto del mondo. Al confine tra Cina e India ancora morti e feriti

Le questioni legate al confine tra questi due  grandi paesi hanno portato ad ulteriori scontri con morti e feriti da entrambe le parti.

Per fortuna le dirigenze  dei rispettivi governi cercano di attenuare questi scontri.

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Sono solo scontri di confine , vi è altro?

Scontri di confine si sono sempre verificati tra la Cina e l’India.

I confini sono estremamente lunghi e in zone impervie.

Questi confini sono scarsamente popolati e  non sempre presidiati da forze militari.

Sono una problematica vecchia che proviene dal periodo coloniale poi passata a quello democratico.

Con l’invasione del Tibet da parte della Cina  questi problemi sono aumentati.

Il Tibet era uno stato cuscinetto tra l’impero inglese e la Cina imperiale.

Inoltre, sul tetto del mondo vi erano anche altri stati cuscinetto, il Nepal, il Bhutan, il Sikkim e il Ladak, oggi  entrambi incorporati dall’India.

Quindi i punti di frizione tra i vari confini sono molti.

Il problema maggiore  di conflitto tra questi due paesi è comunque costituito dalle nuove strade che la Cina sta costruendo  nell’Himalaya. Quella che da più fastidio è la via che partendo dalla città di Kashgar ( vecchio  Turkestan cinese) si collega a Islamabad ( capitale del Pakistan)  e al porto pachistano di Gwadar.

Il Pakistan è sempre stato una spina nel fianco della confederazione indiana a cominciare dall’anno dell’indipendenza  nel 1947. Vi sono state varie guerre tra di loro.

Ancora scontri  sul tetto del mondo. Oggi le guerre sono di carattere economico.

Con questa nuova “ via” cinese l’India rimarrebbe fuori dai traffici internazionali, in quanto la Cina in questo modo favorirebbe il Pakistan.

Nessuno  in questo momento vuole uno scontro di confine come nel 1962.

La Cina dal punto di vista militare sarebbe molto avvantaggiata, l’India no.

Dal punto militare l’elefante indiano  sarebbe impreparato ad una guerra di montagna ad altitudine  con medie di 5.000 metri.

La Cina ha paura di eventuali ripercussioni sulle borse asiatiche ed in particolare su quella di Shanghai.

Quindi un accordo sarà trovato il prima possibile.

Il problema: è una tregua armata.

L’epidemia di coronavirus è stata risolta tra i cinesi, l’India è ancora in preda a questo morbo.

Inoltre l’India acquista  dal  drago giallo la maggior parte dei medicinali  che consuma.

Questo non  è certo il periodo migliore per gli indiani di accettare sfide militari, in particolar modo con una pandemia ancora in corso.

Futuri conflitti e riflessi sulle Borse.

Per adesso la Borsa cinese non ha risentito negativamente di questo conflitto, sembrerebbe la borsa indiana quella più fragile.

In caso di un conflitto tra queste due potenze cosa succederà?

Se sarà breve come quello del 1962, il normale crollo delle borse asiatiche  sarà riassorbito entro poco tempo, se sarà lungo, il suo effetto riguarderà  l’economia mondiale e tutte le borse comprese quelle del vecchio continente.

Sicuramente in questo periodo non conviene posizionare   i propri risparmi sui paesi del  BRICS.

Chi ha aperto posizioni su questo settore farebbe bene ad alleggerirle, almeno  nel  futuro più prossimo.

Alcuni di questi hanno problemi legati alla pandemia del corona virus,  altri potrebbero avere problemi legati  ai futuri conflitti.

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