America in volo: PIL alle stelle +4.2%. FED: rialzo dei tassi in arrivo

La locomotiva americana non si ferma , anzi, se possibile accelera. Il PIL da poco uscito a +4.2% contro le attese a +4% è dato straordinario che ben rappresenta la forza della più potente economia del mondo in grado di viaggiare a ritmi da mercato emergente.

Cosa potrà fermare questo trend? Direi semplicemente se stesso, nel senso che raggiunti picchi così rilevanti sarà sufficiente un piccolo rallentamento per sentire parlare di recessione, quand’anche in realtà si tratterà di fisiologico riassestamento. Riassestamento che potrà facilmente trovare spazio anche sui mercati dall’ormai certo intervento della FED sui tassi manovra che da sempre è anticipatrice di ciclo economico in fase di picco e di prese di beneficio sui listini. D’altronde le colombe della FED sono ormai compresse e messe in minoranza da questi dati macro euforici che tra l’altro cominciano a contenere anche componenti inflattive.

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Di seguito al dato sul PIL infatti è uscito l’indice dei prezzi PIL a +3.2% da +3% atteso confermando che per la banca centrale americana il momento per alzare i tassi è adesso. Se fossimo all’epoca di Greenspan mi aspetterei addirittura un ‘intervento anticipato rispetto alla riunione del board fissata per fine settembre. Powell è alle prime armi nel ruolo e non si è ancora fatto ben conoscere come strategie quindi lasciamo solo un 10% di possibilità all’ipotesi che la FED anticipi i tempi rispetto al canonico meeting.

Per completezza vanno registrati anche due dati minori usciti inferiori alle attese:

– Profitti trimestrali delle società +2.4% contro un ottimistico +8.6%
– Spesa per consumi reali +3.8% verso +3.9%

Dubito fortemente che questi dati possano influenzare le decisioni della FED che ha certamente nei dati inflazionistici  e, a differenza che per la BCE, nel PIL  e nell’occupazione (ultimamente sempre a livelli ottimali) i veri punti di riferimento sulla base dei quali definire strategie e politiche monetarie.

Piuttosto ci attendiamo che Powell, già in grado di contrastare i diktat “monetaristi” di Trump nella sua, pur prudenziale, prima uscita pubblica di Jackson Hole, possa semmai calcare la mano ed alzare i tassi di uno 0.5% tutto in una volta. O forse potrebbe accontentarsi di uno 0.35% che comunque gli consentirebbe di assestarsi sopra la soglia del 2% considerando che si parte dalla base attuale dell’1.75%.

Sarà molto interessante seguire l’evolversi dei dati macro americani dopo questa uscita effervescente del PIL, dato che per essere controbilanciato e fare venire dei seri dubbi ai membri della FED dovrà vedere in uscita a settembre una serie continua di dati fortemente negativi e sotto le attese. Cosa che al momento appare alquanto improbabile.
Per concludere ribadisco che questo tipo di dati nulla avrà a che vedere con l’andamento degli indici USA freschi di nuovi record e che semmai storneranno in vista o sull’aumento dei tassi proprio per l’abitudine di anticipare i cicli da anni consolidatasi in borsa , né più né meno, consentitemi il paragone , come nella  moda.

Dr. Gianluca Braguzzi

CFI Asset Management and Organization WIAM

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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