Amazzonia: il polmone verde della Terra è al collasso

L’Amazzonia, con la foresta più grande della Terra, sembra essere arrivata al suo capolinea naturale.

Un ecosistema che si sta avvicinando al suo tramonto, con migliaia di specie viventi vicine ad una vera e propria estinzione di massa.

Dopo anni di sfruttamento senza freni, il polmone verde ha perso le sue capacità di rigenerazione.

Il dato più preoccupante è che ormai il grande bacino amazzonico emette più CO2 di quanto ne può assorbire.

I problemi di deforestazione, la trasformazione delle foreste secolari in campi di produzione di soia per il mercato cinese, lo sfruttamento dei terreni eccessivi, hanno fatto arrivare questa immensa foresta al capolinea.

L’Amazzonia, il polmone verde della Terra è al collasso. La deforestazione il problema principale.

I rintocchi a morte per l’Amazzonia sono scoccati? Questo bellissimo ambiente farà la stessa fine del Lago d’Aral? Siamo ancora una volta in presenza di un disastro ambientale di proporzioni gigantesche?

Il disastro del prosciugamento del Lago d’Aral è sotto gli occhi di tutto il Mondo. Un disastro ambientale che però ha ripercussioni soprattutto locali e non è questo il caso per il bacino amazzonico.

Il polmone verde è un problema che riguarda tutti i Paesi del Mondo ed in particolare quelli più industrializzati.

Come sempre, anche in questo caso, siamo in presenza di problemi economici più che di problemi ambientali.

Può apparire strano, ma non si può chiedere ad un Paese come il Brasile con una economia in via di sviluppo ma con grandissimi problemi sociali legati al sovrappopolamento delle grandi metropoli ed ad una povertà molto elevata, di rinunciare ad usare le proprie risorse naturali.

Il problema delle favelas brasiliane è sotto gli occhi di tutti.

Solo un problema economico?

Come intervenire quindi? L’Amazzonia è un bene che serve a tutti i Paesi del Mondo, in particolare a quelli che inquinano di più e Cina e Stati Uniti sono in cima a questa lista.

I Paesi maggiormente industrializzati e quelli che emettono nell’atmosfera grossi quantitativi di CO2 dovrebbero farsi carico di una parte del debito pubblico del Brasile.

Questo impegno economico dovrebbe essere significativo e consistente per permettere attraverso un’attenta analisi di costi/benefici che conviene molto di più mantenere intatta questa foresta pluviale che sfruttarla a fini economici e commerciali.

Solo con questo impegno economico si potrà salvare l’Amazzonia e gli altri polmoni verdi della Terra come la foresta del Congo o quella della Papua Nuova Guinea dal collasso.

Come sempre i problemi ambientali sono strettamente legati a quelli economici.

La popolazione mondiale, molto sensibile ai problemi ambientali, non ha ancora preso consapevolezza che questi sono legali indissolubilmente a quelli economici.

Non si potrà sfruttare ancora per molto il nostro pianeta, sì dovrà per forza trovare una mediazione tra questi due estremi: ambiente e sviluppo economico sfrenato.

Il problema di fondo sarà sempre e comunque solo economico. Gli Stati che inquinano maggiormente dovranno prima o poi indennizzare in maniera sostanziale quelli che inquinano di meno.

Solo in questo modo riusciremo a salvare i vari polmoni verdi del nostro pianeta.

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