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Allarme sul Covid-19 nei ristoranti e prosegue la crisi dei piccoli negozi

Allarme sul Covid-19 nei ristoranti e prosegue la crisi dei piccoli negozi.

La crisi del commercio non è ancora finita, nel mese di luglio 2020 è stato registrato un altro calo nelle vendite. Una notizia che si accompagna alla chiusura di 117 mila piccole imprese nel settore.

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La fotografia dell’Istat, rispetto all’andamento del commercio italiano nel mese di luglio, certifica le difficoltà che affliggono soprattutto i piccoli negozi. Ieri l’allarme su caffetterie e ristoranti americani come luoghi di facile contagio. E da noi che situazione abbiamo? Forte preoccupazione in Italia, dove nei locali si applicano rigidamente i protocolli. Allarme per il futuro dal Segretario Nazionale di Confesercenti. Vediamo la situazione con l’Ufficio Studi di ProiezionidiBorsa.

Abbigliamento e calzature in ginocchio

È particolarmente grave la compressione nelle vendite nei piccoli negozi, nel mese di agosto è pari al 11, 7%. A soffrire di più sono i comparti abbigliamento e calzature che registrano una riduzione del business del 28,7% da febbraio scorso. Anche lo spostamento dei saldi da luglio ad agosto è stato negativo. Nel commercio elettronico le vendite sono cresciute in modo decisamente più contenuto anche in Italia. Le famiglie, nonostante gli interventi di politica fiscale per favorire i consumi, hanno percepito il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro. E oggi attuano una maggiore prudenza nei consumi.

Le piccole imprese del commercio sono colpite una emorragia di posti di lavoro. Il commercio è in ginocchio a causa di una novità, l’allarme sul Covid-19 nei ristoranti e prosegue la crisi dei piccoli negozi. Confesercenti commenta con preoccupazione il dato e le rilevazioni sul mercato del lavoro. E conferma che hanno chiuso i battenti 117 piccole imprese nel terziario.

Allarme sul Covid-19 nei ristoranti e prosegue la crisi dei piccoli negozi

Ieri intanto è arrivato uno studio americano targato Centers for Diseases Control and Prevention che crea nuovo allarme. I ristoranti potrebbero essere luoghi di alta diffusione del coronavirus. Nonostante le protezioni con mascherine, su 314 persone sottoposte a tampone e risultate positive, i locali sono sotto accusa. 154 persone del campione hanno dichiarato di aver mangiato in un ristorante o in una caffetteria in Usa nei quindici giorni precedenti l’insorgere del virus. E questo nonostante il 70% degli intervistati abbia riferito di usare la sempre mascherina protettiva in pubblico.

Le cause della maggiore esposizione al virus nei ristoranti sarebbero da ricondurre alla circolazione dell’aria, la direzione, la ventilazione e l’intensità del flusso d’aria. La notizia ha messo letteralmente in ginocchio le associazioni dei ristoratori italiani. Che si sforzano di attuare la massima prevenzione nei confronti dei clienti e dei dipendenti dei locali.

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