Alcune verità sui vaccini, non solo quelli relativi alla pandemia in corso

Esistono alcune verità sui vaccini, ma quali sono?

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Possono avere conseguenze negative o, come sostengono altri, sono sempre e necessariamente sicuri?

Le cosiddette reazioni allergiche, quali sintomi possono provocare?

Esiste una intima contraddizione in quello che dicono anche autorità statali in materia?

Una normativa che rendesse obbligatorio vaccinarsi, quali eccezioni dovrebbe prevedere e come dovrebbe gestirle?

Come notiamo, sono davvero molti i dubbi che possono venire in mente su questa delicata materia, divenuti di stretta attualità da quando sono comparsi i primi vaccini per il Covid, ma che ovviamente riguardano qualsivoglia vaccino.

Peraltro quelli sopra indicati sono solo taluni, tra i molti cui si potrebbe pensare.

Offriamo in questo articolo alcune risposte, senza aver certo la pretesa di essere esaustivi su un tema così articolato e complesso.

Alcune verità sui vaccini, non solo quelli relativi alla pandemia in corso.

Possono avere conseguenze negative?

Questo tema è spesso oggetto di confronti anche serrati tra gli stessi operatori sanitari.

Personalmente, vorrei dare una risposta, non basata su tradizionali concetti medici o scientifici, ma di tipo diverso, giuridico, anche se la cosa, a prima vista, potrebbe sembrare non aver senso.

Forse non tutti lo sanno, ma è lo stesso Stato italiano ad aver ufficializzato, sin dal 1992, una risposta a tale quesito tramite una legge.

Questa legge infatti prevede la possibilità di gravi conseguenze derivanti da vaccini resi obbligatori per legge o per ordinanza e il conseguente diritto ad essere indennizzati.

Ma lasciamo parlare la legge, di cui a noi interessa il primo comma dell’articolo 1:

Legge 25 Febbraio 1992, n. 210 (in Gazzetta Ufficiale, 6 Marzo, n. 55).

INDENNIZZO A FAVORE DEI SOGGETTI DANNEGGIATI DA COMPLICANZE DI TIPO IRREVERSIBILE A CAUSA DI VACCINAZIONI OBBLIGATORIE, TRASFUSIONI

ARTICOLO 1. COMMA 1 Chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge.

Da tale norma ricaviamo che è lo Stato stesso che non esclude a priori la possibilità di menomazioni permanenti della integrità psichica o fisica, per il semplice motivo che certo non prevede indennizzi per eventi ritenuti impossibili.

Questo non significa che tali eventi siano considerati necessariamente probabili, ma non sono neppure esclusi a priori.

In cosa possono consistere eventuali reazioni allergiche?

Per rispondere a tale domanda, farò riferimento ad una mia personale esperienza.

Si tratta di qualcosa avvenuto molti anni fa.

Dal momento che ero particolarmente sensibile a sindromi influenzali, un anno decisi di vaccinarmi.

Purtroppo si verificò una reazione violenta, con febbre che salì oltre i quaranta gradi.

Secondo i medici, una reazione vaccinale, affrontata con farmaci cortisonici, e se fossi peggiorato era previsto il ricovero in una struttura di terapia intensiva.

Quell’evento fu considerato una possibile reazione allergica, e mi fu sconsigliato vivamente, in futuro, di sottopormi ancora a qualsiasi vaccinazione.

Probabilmente intervennero anche fattori su base autoimmune, ma mi fermo qui con le spiegazioni mediche, perché il discorso potrebbe portare lontano.

Le reazioni allergiche potrebbero essere anche molto lievi, ma bisogna sempre tener conto di fattori di reattività individuale.

È quindi evidente che non si possono escludere a priori determinate reazioni, ed una campagna di comunicazione non potrebbe farlo.

Sarebbe peraltro una intima contraddizione affermare che non vi possono essere certi rischi, se poi è lo stesso Stato che prevede addirittura danni permanenti all’integrità psichica o fisica del soggetto vaccinato.

Quali cautele dovrebbe ricomprendere una legge che rendesse obbligatoria la vaccinazione?

Per restare in teme e parlare di alcune verità sui vaccini, si è molto dibattuto e tuttora si dibatte se rendere obbligatoria la vaccinazione per la pandemia.

Ma nel caso in cui una tale legge vedesse la luce, dovrebbe seguire talune cautele.

Come notiamo, anche attualmente, prima di essere vaccinati ci si sottopone ad un questionario, che evidenzi eventuali controindicazioni.

In caso di vaccinazione obbligatoria, sarebbe a mio avviso negativo far raccogliere molte persone in un centro, per sottoporle a tali interrogatori, proprio anche solo per evitare quegli assembramenti, che poi le autorità in altre occasioni intendono evitare.

Ed allora, bisognerebbe consentire alla persona di poter dichiarare, se ne è a conoscenza, una propria potenziale reattività ai vaccini, semplicemente dichiarandolo ed inserendo tale nota informativa nei documenti detenuti dal medico di base.

Una eventuale chiamata obbligatoria al vaccino dovrebbe quindi attuarsi già conoscendo a priori chi sono i soggetti che, potendo sviluppare eventuali reazioni avverse, non devono essere vaccinati.

Il vaccino porterà a una immunità di gregge?

Per raggiungere un tale risultato, si stima che dovrebbe essere vaccinato almeno un ottanta per cento della popolazione.

Questo dato si ricava dalla seguente formula: 1-1/ro, dove ro rappresenta l’indice di trasmissibilità del virus, che alla luce degli ultimi dati, probabilmente a causa di varianti del virus più infettive, pare attestarsi attorno ad un valore di 5, da cui 1-1/5, che restituisce infatti 0,8, ossia l’80%.

L’80% di circa 60 milioni conduce a 48 milioni di persone.

Poi bisogna considerare se si utilizza un vaccino a due dosi o ad una sola dose, perché nel primo caso i 48 milioni raddoppierebbero.

In termini temporali, considerando una media di 70000 vaccinazioni al giorno, per vaccinare 48 milioni di persone sarebbero necessari circa 22 mesi e mezzo, che ovviamente raddoppierebbero utilizzando un vaccino a due dosi.

Quindi, comunque, no, non si potrebbe puntare ad una immunità di gregge da raggiungere entro tempi infrannuali con il vaccino, salvo particolari incrementi del numero di vaccinati giornalieri.

E comunque non è neppure garantito che una immunità di gregge sia raggiungibile in ogni caso.

Dipende se eventuali mutazioni del virus siano compatibili con la riconoscibilità da parte del sistema immunitario, pur stimolato dal vaccino.

Si sta parlando molto della variante inglese ed ora pare venire alla luce soprattutto una giapponese.

I vaccini disponibili saranno in grado di consentire il riconoscimento di tutte le varianti che si svilupperanno nel frattempo?

Non è detto.

Ea proposito di alcune verità sui vaccini, ma allora, a quali soluzioni pensare?

Questo sarà un tema che affronteremo in successivi articoli, sia dal punto di vista medico, che economico.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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