Accertamento fiscale, come evitare quello sintetico

Accertamento fiscale, come evitare quello sintetico?

Cosa è l’accertamento sintetico

E’ una metodologia di accertamento che colpisce le persone fisiche.

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L’ amministrazione finanziaria determina il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso di un periodo d’imposta.

Viene anche detto “redditometro” e rappresenta uno strumento con cui gli uffici finanziari ricostruiscono la reale capacità di spesa del contribuente, risalendo da un fatto noto (la spesa sostenuta quale manifestazione di capacità contributiva) a un fatto ignoto

Su cosa si basa

E’ basato  sulla  presunzione legale (relativa) che tutto quanto è stato speso sia stato finanziato con redditi prodotti nello stesso periodo.

La determinazione sintetica del reddito, inoltre, può essere fondata su specifici elementi indicativi di capacità contributiva, differenziati in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza.

Esiste una tabella secondo la quale ad ogni bene posseduto (moto, auto, barca, cavallo ecc..) corrisponde una porzione di reddito attribuibile in maniera presuntiva al soggetto che lo detiene.

Accertamento fiscale, come evitare quello sintetico

I suggerimenti per evitarlo

L’utilizzo dell’accertamento sintetico è ammesso a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno 1/5 (20%) quello dichiarato e postula, in ogni caso, l’instaurazione del contraddittorio con il contribuente.

Nell’effettuare le proprie spese più importanti bisogna quantificare il reddito complessivo attribuibile in maniera presuntiva e  verificare che lo stesso non  superi del  20% il reddito dichiarato.

Come giustificare lo scostamento

Il contribuente può sempre giustificare la spesa sostenuta dimostrando che la stessa è stata finanziata con:

  • redditi agrari tassati non in base al reddito effettivamente prodotto, bensì alle rendite catastali aggiornate;
  • utili distribuiti da società di capitale;
  • acconti di dividendi;
  • somme disponibili a seguito di rimpatrio beneficiando dello scudo fiscale o di condoni;
  • somme avute in donazione o successione;
  • riscatto di polizze assicurative o di titoli;
  • somme provenienti dal disinvestimento di beni immobili, mobili o di titoli di Stato;
  • somme ricevute da risarcimenti o per indebitamento (mutui, finanziamenti, prestiti);
  • vincite, premi, lotterie;
  • rateazione di plusvalenze d’impresa;
  • redditi effettivi percepiti per la locazione di immobili di interesse storico/artistico (per i quali, ai fini fiscali, deve essere dichiarata la sola rendita catastale e non il canone di locazione);
  • redditi di natura finanziaria assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta;
  • plusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate (parzialmente escluse) e plusvalenze derivanti dalle partecipazioni non qualificate (soggette a ritenuta a titolo di imposta).

Approfondimento

Accertamento  fiscale, come evitare quello bancario

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