A cosa servirà il certificato vaccinale anti-Covid che sarà presto richiesto in tutta Europa

La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha aperto all’idea di adottare un certificato europeo per le persone vaccinate contro il coronavirus.

In questo modo si potrebbe riprendere rapidamente a viaggiare e fare vita sociale. L’idea lanciata dal Premier greco Kyriakos Mitsotakis sarà presto discussa a Bruxelles, ma di certo non sarà scartata.

Anche perché la Danimarca è già partita per conto suo. Già da qualche giorno si parlava di questa modalità per velocizzare la ripartenza del Vecchio Continente.

La vaccinazione non sarà obbligatoria, si ribadisce al Ministero della Sanità. Ma chi non lo farà potrebbe rischiare l’esclusione sociale sugli aerei, nei cinema, nei bar e nei ristoranti?

Ecco su cosa si sta discutendo in queste ore, la redazione Salute di ProiezionidiBorsa ha raccolto le prime informazioni dagli operatori sul territorio.

I certificati poco graditi all’OMS

A cosa servirà il certificato vaccinale anti-Covid che sarà presto richiesto in tutta Europa.

L’OMS non guarda con favore alla possibilità di emettere dei certificati elettronici di vaccinazione. Lo ha detto qualche giorno fa Siddhartha Datta, esperto europeo di vaccini dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità.

La Danimarca sta già lavorando a livello governativo per l’emissione di un passaporto vaccinale. Ma lo stanno facendo anche varie aziende, prima di tutte quelle del trasporto aereo. Alan Joyce, Ceo del vettore Qantas, ha già anticipato un imminente cambiamento delle condizioni generali di trasporto. Ci vorrà il certificato per salire sugli aerei della compagnia che collega l’Australia col resto del mondo.

Easy Jet ha ricominciato a inviare le promozioni per l’estate, segno che non intende restare seconda a nessuno. Tra certificati e tamponi rapidi, tutti stanno ragionando sul da farsi.

In Italia i vaccinati già ce l’hanno (a metà)

In Italia per ora gli operatori che lavorano nel settore sanitario, e hanno aderito alla campagna, sono stati registrati nelle sedi dove hanno fatto la prima vaccinazione.

Tutti quelli che l’hanno effettuata, sono usciti con in mano un promemoria con la data del secondo richiamo. Dunque, una sorta di “patente vaccinale”, di fatto, in circolazione c’è già. Anche se non definitiva.

A cosa servirà il certificato vaccinale anti-Covid che sarà presto richiesto in tutta Europa

I problemi sul tappeto ora sono soprattutto due: come giungere all’obiettivo della vaccinazione di massa senza usare forme di coercizione.

Di fatto, sul piano etico e sociale, limitare anche in spazi privati il movimento delle persone che non si atterranno a certe indicazioni, lo sarà? Inoltre, i dirigenti sanitari (per esempio nelle ASL), per ora, non hanno indicazioni di nessun tipo dall’alto. Se non invitare i dipendenti a recarsi ai punti di vaccinazione.

Cosa decideranno le Regioni, le case di riposo e gli ospedali a proposito dei dipendenti che non hanno voluto fare il vaccino? Potranno essere richiamati nei prossimi giorni? E rimarranno al loro posto, se a stretto contatto col pubblico, oppure verranno spostati altrove?

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