300.000.000 di euro risparmiati all’anno chi li rifiuta? 

MES o non MES, intorno a questi 37 miliardi di euro ruota il dilemma, o meglio, l’oggetto del contendere del nostro Governo.

Questione di schieramenti politici? Niente affatto: questione di soldi, di tasse risparmiate in futuro per tutti, da parte di ogni singolo contribuente. Con un debito pubblico pari circa 2.592 miliardi di euro, si tratta quasi di 43.200 euro a testa (abbiamo diviso per 60 milioni di cittadini). Anche i neonati, che non c’entrano e non ne sanno nulla,  sono dunque invischiati in questa faccenda.

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Perché i costi non tagliati oggi (col MES) saranno le future tasse di quel neonato (con gli interessi sul debito pubblico). Elementare.

Precisiamo: i fondi del MES non sono la panacea ai mali del Paese, ma c’è un aspetto alquanto curioso che esporremo a breve.

Intanto, per il comune cittadino resta sempre quel dilemma. Ma 300.000.000 di euro risparmiati all’anno chi li rifiuta in tempo di Covid e PIL da guerra, come lo ha definito Carlo Bonomi, presidente di Confindustria?

Il MES

In pratica il riferimento è al ricorso ai soldi del fondo europeo Salva-Stati che la Commissione mette a disposizione dei Paesi UE. Su di essi vige un preciso vincolo (quello aggiornato al 2020). Ovvero legare quel debito alle spese sanitarie del Paese richiedente.

Ancora, prevede forme di rimborso molto dilazionate nel tempo e, soprattutto interessi molto, ma molto ridicoli. Tradotto, convengono alla grande a chiunque ne avesse la necessità.

Perché? Per almeno due ragioni:

a) se uno è a corto di soldi, può cadere facile preda del tasso chiesto dal concedente il mutuo.

Per l’Italia, l’alternativa al MES è il mercato. Il quale oggi si accontenta di briciole in termini di tassi, perché c’è la BCE che compra a piene mani. Ma, in condizioni normali, ad uno Stato con un debito pubblico eccessivo, chiede interessi più alti per sottoscrivere quelle obbligazioni;

b) inoltre, se lo Stato richiedente i fondi del MES riesce poi ad attivare un percorso virtuoso di crescita, quest’ultima gli darà una grossa mano a non ripagare il debito.

Detto in soldoni, una maggiore crescita sfocia, prima o poi, in una risalita dell’inflazione. La quale, a scadenza, fa sì che il debito reale restituito sia inferiore a quello nominale originariamente ottenuto. Tutto qui.

I soldi risparmiati all’anno

Dunque, per il Governo il dilemma è se ricorrere al MES, oppure al mercato. Come ha riferito lo stesso Ministro Gualtieri pochi giorni fa, un eventuale ricorso al MES si tradurrebbe in 300 milioni annui di risparmi sugli interessi. Mica noccioline.

Ora giunge il nostro aspetto di riflessione. Il risparmio che l’Italia conseguirà a seguito del taglio dei parlamentari, come approvato dell’ultimo referendum, sarà un pò maggiore di questa cifra.

Bene, perché per il taglio dei parlamentari si è fatto di tutto di più, oltre a tante ore di dibattiti pubblici, mentre per i risparmi MES no?

Questioni di condizionalità

Si dice che il ricorso al MES possa nascondere ragioni di condizionalità. L’Italia, insomma, perderebbe parte della sovranità nazionale proprio in virtù di quei fondi chiesti in prestito.

Manco a dirlo, a fugare i dubbi è stato lo stesso Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nell’intervista dell’altro giorno.

Ha rimarcato: “l’ho negoziato io e so bene che non presenta nessun tipo di condizionalità”.

Ad ogni modo, se si vuole autonomia a tutti i costi, perché si è lottato strenuamente quest’estate per avere il consenso attorno al Recovery Fund? Dignità per dignità, davanti all’arroganza dei Paesi “frugali” avremmo potuto togliere il disturbo e tornare in patria orgogliosi della nostra sovranità.

La situazione economica è grave e seria. E chiunque cerca lo scontro ideologico o politico, o (molto) peggio ancora i tafferugli di strada, manca di responsabilità.

Si tratta, invece, di fare quadrato ed essere lucidi, razionali, salvare sia la nostra pelle che i conti pubblici. Ecco perché ci si chiede: ma 300.000.000 di euro risparmiati all’anno, chi li rifiuta?

Questa cifra, oltretutto, rappresenta una certezza, il costo risparmiato. L’alternativa è andare al mercato e aggravare il saldo di bilancio. Questioni di scelte.

In quest’articolo, infine, si espongono i timori del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in merito a possibili default bancari sotto il peso dell’attuale crisi economica.

 

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