200 miliardi di obbligazioni in più nei bilanci delle banche: perché sono un serio rischio?

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La recessione scaturita dal Covid, a marzo scorso, ha costretto i Governi ad emettere un fiume di titoli di Stato per finanziare le loro misure di sostegno. Questa via ha riguardato tutte le economie, da quella americana a quelle europee e asiatiche, che hanno fatto ricorso ad emissioni straordinarie. Certo, ogni singola strada praticata dagli Stati è poi dipesa dai loro livelli di debito pubblico, l’entità delle esigenze di cassa. Non ultimi, i livelli degli spread. Solo per citare il caso dell’Italia, si pensi ai collocamenti del BTP Italia di fine maggio e al BTP Futura di inizio luglio. Ora, nel complesso delle banche europee, dall’emergenza Covid si sono avuti 200 miliardi di obbligazioni in più nei bilanci delle banche: perché sono un serio rischio?

Il rilievo di S&P

Il dato sul maggiore stock di bond governativi nelle pance delle banche europee è stato recentemente fornito da Standard and Poor’s. La quale ha richiamato all’attenzione le Autorità di regolamentazione, sui possibili rischi che questi maggiori livelli possono arrecare. Agli istituti di credito coinvolti in primis, ma anche al mercato e al resto del sistema economico poi. Perché?

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I titoli di Stato sono fortemente influenzati dai livelli degli spread. Quando essi salgono il mercato tende a liquidare parte delle esposizioni detenute nei titoli percepiti come a maggiore rischio. Tra quest’ultimi, quelli italiani purtroppo rientrano in tale novero. Ora, poiché i bilanci delle banche erano già pieni di questi bond prima del Covid, ecco allora che, continua S&P, un loro monitoraggio si rende inevitabile. Infatti, una possibile rivalutazione al ribasso dei corsi di tali titoli sovrani potrebbe tradursi in minori profitti e in accresciuti rischi per l’universo bancario.

Il richiamo alla temporaneità della misura

La nota agenzia di rating statunitense ha sottolineato come simili scelte d’investimento debbano essere caratterizzate dal criterio della temporaneità. Ossia sarebbe auspicabile che tali aumenti negli stock di debito sovrano siano circoscritte alle sole fasi di abbondanza di liquidità sul mercato. Quest’ultima si è avuta in primavera, quando i volumi dei riscatti da parte dei risparmiatori sono stati intensi, specie da parte di chi era esposto sull’azionariato.

S&P ritiene che laddove una simile tendenza (cioè una sovraesposizione verso i bond sovrani) dovesse persistere, i rischi non sarebbero pochi. Perché un eventuale corto circuito di uno Stato (cioè spread in forte salita) si trasmetterebbe subito alla banche detentrici del quel debito. E da qui al mercato intero, considerata la funzione speciale dell’azienda-banca, anello di congiunzione tra economia reale e finanziaria. Insomma, si rivivrebbe il circolo vizioso che l’Europa ha già conosciuto agli inizi del decennio scorso.

200 miliardi di obbligazioni in più nei bilanci delle banche: perché sono un serio rischio

Intanto va detto che allo stato attuale lo spread è ai suoi livelli più bassi di periodo, in area 135-137 circa. Ossia il punto più basso degli ultimi 7 mesi del 2020, che non si vedeva dal lontano febbraio scorso. Il rendimento sul bond decennale italiano è così scivolato allo 0,86% circa, anch’esso in discesa rispetto a una settimana fa. E ciò, secondo il parere degli analisti, in risposta all’esito elettorale. A stretto giro, è il loro parere, sembrerebbe scongiurato buona parte del rischio  politico italiano.

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